Per chi al lusso non riesce proprio a rinunciare, neppure per Pasqua, ecco in arrivo l’uovo di cioccolato ricoperto da pagliuzze d’oro 24 carati, assolutamente commestibili. Lo ha realizzato il pasticcere Gabriele Arcani di Novi Ligure.
L’utilizzo dell’oro in cucina non rappresenta una novità; infatti è stato lo chef Guido Marchesi ad utilizzarlo per primo, inserendolo come “nobile” ingrediente nello “spartano” risotto alla milanese.
Oggi, grazie allo chef Arcani, anche il simbolo pagano della Pasqua, viene proposto in veste cinque stelle, sicuramente rivolta ad un pubblico di facoltosi maggiorenni.
E non occorrerà affannarsi tanto a rompere l’uovo per scovare la sorpresa nascosta all’interno; la sorpresa (e neppure da poco) sarà già ben visibile all’esterno. Magari, per chi proprio vuol strafare, visto che l’oro è fuori, dentro, non ci starebbe affatto male, una bella pietra preziosa.
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La congiuntura economica a livello mondiale, non risparmia neppure i ristoranti più esclusivi. Ad esempio quelli francesi, insigniti dalle 3 stelle Michelin, hanno fatto registrare un notevole calo. Conti alla mano, i ricavi dei ristoranti d’Oltralpe, sono in discesa libera del 20-25%, rispetto alla fine del 2008. Ovviamente l’occhio del cliente non deve percepire assolutamente questa “lieve defaillance”. Per questo, alcuni noti ristoranti parigini ma anche quelli di altre città della nazione, hanno adottato una vera e propria strategia, che consiste nel disporre i tavoli delle proprie sale, più distanti fra di loro, in modo tale da far sembrare, almeno visivamente, i locali meno vuoti. Sembrerebbero quindi finiti, almeno per il momento, i tempi in cui per poter gustare le specialità di uno chef stellato Michelin, bisognava attendere ore e prenotare con largo anticipo. Purtroppo, quella attuale, non appare neanche come una crisi passeggera, quanto piuttosto “il fallimento di un modello di ristorazione di lusso costruito – scrive Les Echos, il più prestigioso quotidiano economico francese – sopra un’economia di sabbia”.
Insomma bisogna capire che, a fronte di uno sporadico cliente che paga 7.000 euro per una bottiglia di Romanée-conti, ce ne saranno migliaia che non sono più disposti a spendere 400 euro per un pasto.


